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Fino ad ora il
passaparola è sempre stato uno strumento stimolato od avviato in
maniera spontanea dai clienti che, trovandosi bene in una struttura,
ne hanno parlato bene ad amici e parenti. Che cos’è il passaparola? Un
consiglio, un’informazione positiva o negativa sui servizi offerti in
un’azienda. Il “passaparola positivo” e la “buona reputazione” dipendono
principalmente da un atteggiamento professionale riscontrato dal cliente
al momento della fruizione del servizio. Il fatto che i clienti
soddisfatti diffondano informazioni positive sull’operato di un’azienda
aumenta la buona reputazione dell’azienda stessa.
A differenza dei
normali strumenti pubblicitari che trasmettono “chiaramente” solamente
ciò che l’azienda vuole, che tendono appunto a ridurre il rischio
percepito al momento dell’acquisto o della prenotazione di un soggiorno
o viaggio, il passaparola nasce invece da un’esperienza personale di un
soggetto “esterno”. Questo garantisce maggior credibilità
rispetto alle altre fonti commerciali.
Ciò però non rientra
solo nella sfera dei beni “intangibili”, ma quotidianamente le persone
si trasmettono informazioni, comunicano, danno consigli, parlano delle
proprie esperienze positive e negative. Qualsiasi scelta o gesto è
dettato da un’insieme di informazioni interne ed esterne, tra quelle
esterne hanno maggior credibilità ed influenza i suggerimenti che
nascono dalla socializzazione degli individui.
In sintesi si può
affermare con certezza che il passaparola è lo strumento di
comunicazione più efficace ed efficiente che ci sia. Tutte le
ricerche che hanno cercato di studiare il processo decisionale
d’acquisto nell’individuo hanno avvallato questa tesi: più siamo
bombardati d’informazioni pubblicitarie, più diamo peso ai
suggerimenti ed ai consigli degli amici… un po’ come dire che persi
nel mare delle informazioni, ci lasciamo guidare dalle nostre certezze,
cioè dalle persone più care o che riteniamo importanti.
L’errore più
frequente tra gli operatori turistici è proprio quello di lasciar
“germogliare spontaneamente” il passaparola. Lo si considera spesso un
approccio primitivo del marketing, troppo lento e poco efficace, nel
senso che raggiunge poche persone ed in tempi molto lunghi.
Il passaparola nasce
sia dalla soddisfazione che dalla delusione. In ogni
momento della giornata, soprattutto quando fruiamo di un servizio,
tendiamo a giudicarlo - nel senso che ci formiamo un giudizio - sia
quando siamo molto soddisfatti, ma soprattutto quando la qualità
percepita è inferiore a quello che erano le nostre aspettative.
Automaticamente sentiamo il bisogno di parlarne, di discuterne con gli
amici. Insomma, c’è uno stretto legame tra giudizio positivo (o
negativo) e processo di comunicazione verbale.
L’approccio
dell’operatore deve perciò essere differente, si deve imparare a
considerare i segnali di insoddisfazione dei clienti come uno
stimolo a migliorarsi. Peggio è quando il cliente esce dalla porta
insoddisfatto, spesso in silenzio, non torna più e parla male di noi,
senza che noi ce ne accorgiamo o sappiamo il motivo.
Come può l’operatore
stimolare il passaparola positivo? Attraverso l’innovazione.
Nell’individuo scatta la voglia di condividere con gli altri una novità,
soprattutto quando essa è inattesa. Perciò l’operatore deve rendere
unica e speciale l’esperienza nella propria struttura, aggiungendo al
loro soggiorno qualcosa di inaspettato: basta la fantasia. Allora
lasciate che sia la vostra creatività a darvi delle idee: invece del
solito regalo uguale per tutti, cercate di pensare a qualcosa “su
misura”. Ai bambini si possono regalare dei piccoli peluche, magari la
mascotte dell’albergo, delle carte da gioco; ai clienti che festeggiano
l’anniversario offrire un massaggio particolare, organizzare una cenetta
in spiaggia; lasciare una piccola torta in camera agli ospiti che
compiono gli anni… insomma, per sorprendere i clienti basta poco,
l’importante è farlo pensando a loro. |